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30 Giu 2018

Una società di trasporto pubblico ferroviario  potrà dotare  di body cam (videocamere indossabili) gli addetti alla sicurezza e  i capitreno per contrastare e prevenire aggressioni furti e atti vandalici, in aumento negli ultimi anni. Ma dovrà adottare precise misure a tutela della riservatezza delle persone riprese [doc. web n. 8995107].

Per dare il suo via libera al progetto sperimentale, il Garante privacy ha considerato l’impossibilità tecnica di installare telecamere a bordo dei treni di più vecchia costruzione, le specifiche finalità di sicurezza anche dei numerosi utenti del servizio e le finalità di tutela dei beni aziendali. L’Autorità ha però prescritto una serie di cautele e accorgimenti a garanzia di dipendenti e utenti. Le body cam non saranno sempre accese, ma potranno essere attivate dai capitreno o dagli addetti alla sicurezza solo in presenza di un pericolo concreto per le persone o le cose. Un led rosso ne segnalerà l’attivazione.

I dispositivi trasmetteranno le immagini alla sala operativa in tempo reale. Chi effettua le riprese non potrà modificarle, cancellarle né duplicarle. Solo soggetti diversi, specificamente autorizzati, una volta verificato che le immagini raccolte riguardino fatti realmente pericolosi, potranno disporne l’eventuale estrazione. Questa attività dovrà essere tracciata. La Società dovrà predisporre un apposito disciplinare relativo all’uso delle body cam, dall’altro, le operazioni di accesso ed estrazione dei dati raccolti dovranno essere tracciate.

La società, inoltre, dovrà disciplinare le modalità di utilizzo e le specifiche condizioni che legittimano l’attivazione dei dispositivi e dovrà adottare particolari cautele nel caso in cui  le riprese video coinvolgano soggetti “deboli” (testimoni, vittime di reati, minori ecc.) o riprendano luoghi con particolari aspettative di riservatezza (ad esempio le toilette).

Le immagini raccolte, a cui avranno accesso solo i soggetti autorizzati, dovranno essere conservate in forma cifrata ed essere cancellate automaticamente e irreversibilmente una volta decorso il periodo previsto di una settimana, fatte salve eventuali esigenze di indagine e di accertamento dell’Autorità giudiziaria.

La società dovrà disattivare la funzionalità audio, ritenuta non necessaria dalla stessa società, e in caso di comunicazione delle riprese alle compagnie di assicurazione dovrà oscurare le immagini delle persone non coinvolte.

Dovranno essere predisposti inoltre adeguati strumenti di comunicazione anche a bordo delle vetture per avvisare gli utenti della presenza del sistema di videosorveglianza mobile e delle sue caratteristiche.

La società, che dovrà fornire un’idonea informativa ai dipendenti sull’uso delle body cam, si è impegnata a rispettare il divieto di controllo a distanza dei lavoratori e a siglare un apposito accordo con le organizzazioni sindacali.

29 Mar 2018

Il Garante per la privacy ha autorizzato [doc. web n. 8159431] l’Azienda Mobilità e Trasporti di Genova (AMT S.p.A.) ad installare sul parabrezza anteriore dei propri veicoli aziendali un dispositivo denominato “Roadscan DTW”, in grado di registrare, in caso di incidenti, le immagini relative alla sede stradale prospiciente il veicolo o, su comando attivato dall’autista, le immagini della zona interna del mezzo e di localizzarlo senza riprendere il conducente.

Il sistema permetterà la ricostruzione dinamica di eventuali sinistri e la prevenzione e il contrasto di atti di vandalismo, potenziando la sicurezza dei passeggeri e degli autisti.

Il trattamento potrà essere effettuato solo per le finalità previste e nel rispetto di idonee misure di sicurezza volte a preservare l’integrità dei dati e prevenire accessi abusivi da parte di personale non autorizzato. A tutela dei lavoratori, la società ha concordato con le organizzazioni sindacali l’utilizzo del dispositivo secondo le finalità dichiarate, in base all’art. 4 dello Statuto.

Le informazioni relative alla localizzazione tramite GPS non potranno essere utilizzate per rintracciare on line il veicolo, né per definirne a posteriori il percorso effettuato.

L’utilizzo di tale sistema, secondo quanto indicato dalla Società, consentirebbe la “registrazione di immagini riferite allo spazio esterno corrispondente allo specchio visivo del conducente con visuale fissa e lente grandangolare ed a quello interno”, relativamente ai soli 20 secondi antecedenti e successivi al verificarsi di un evento che lasci supporre un sinistro ovvero su diretta attivazione dell’autista. Ma non solo, lo stesso sistema è in grado di memorizzare anche ulteriori informazioni quali: accelerazione / decelerazione, deviazione della direzione a destra/sinistra, accelerazione / decelerazione zenitale (sobbalzo), velocità istantanea, localizzazione del veicolo con sistema GPS. Il tutto, secondo quanto dichiarato dalla Società, con l’obiettivo di permettere la ricostruzione dinamica di eventuali sinistri nonché per la prevenzione e il contrasto di atti di vandalismo, potenziando così la sicurezza dei passeggeri e degli autisti.

I dati raccolti in occasione di sinistro potranno essere conservati sino a 24 mesi, scadenza del temine di prescrizione previsto dal Codice civile.

La società dovrà adottare un modello semplificato di informativa inglobata in un pittogramma (da collocare su ogni veicolo aziendale), che renda noto agli interessati (utenti, dipendenti e terzi) che in caso di sinistro le immagini saranno registrate.

(Fonte Garante Privacy)

3 Mar 2018

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha emanato la circolare n. 5 del 19 febbraio 2018, con la quale fornisce indicazioni operative in ordine alle problematiche inerenti l’installazione e l’utilizzazione di impianti audiovisivi e di altri strumenti di controllo, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 300/1970.

Una prima questione che l’INL  prende in considerazione, riguarda le modalità secondo cui effettuare l’istruttoria, finalizzate al rilascio dei provvedimenti autorizzativi in materia, che non deve essere una valutazione tecnica dei dispositivi ma bensì una valutazione delle motivazioni che ne giustificano e legittimano l’utilizzo nonché della correlazione tra tali motivazioni e lo strumento da utilizzare.

“ ..l’oggetto dell’attività valutativa, infatti, va concentrata sulla effettiva sussistenza delle ragioni legittimanti l’adozione del provvedimento, tenendo presente in particolare la specifica finalità per la quale viene richiesta la singola autorizzazione e cioè le ragioni organizzative e produttive, quelle di sicurezza sul lavoro e quelle di tutela del patrimonio aziendale.”

Conseguentemente, le eventuali condizioni poste all’utilizzo delle varie strumentazioni utilizzate devono essere necessariamente correlate alla specifica finalità individuata nell’istanza senza, però, particolari ulteriori limitazioni di carattere tecnico. L’eventuale ripresa dei lavoratori, di norma, dovrebbe avvenire in via incidentale e con carattere di occasionalità ma nulla impedisce, se sussistono le ragioni giustificatrici del controllo (ad esempio tutela della “sicurezza del lavoro” o del “patrimonio aziendale”), di inquadrare direttamente l’operatore, senza introdurre condizioni quali, per esempio, “l’angolo di ripresa” della telecamera oppure “l’oscuramento del volto del lavoratore”.

Il Provvedimento non sarà più legato al posizionamento predeterminato e l’esatto numero delle telecamere da installare fermo restando, comunque, che le riprese effettuate devono necessariamente essere coerenti e strettamente connesse con le ragioni legittimanti il controllo e dichiarate nell’istanza, ragioni la cui effettiva sussistenza va sempre verificata in sede di eventuale accertamento ispettivo.

Ciò in quanto lo stato dei luoghi e il posizionamento delle merci o degli impianti produttivi è spesso oggetto di continue modificazioni nel corso del tempo (si pensi ad esempio alla rotazione delle merci nelle strutture della grande distribuzione) e pertanto rendono scarsamente utile una analitica istruttoria basata su planimetrie che nel corso del breve periodo non sono assolutamente rappresentative del contesto lavorativo.

Il provvedimento autorizzativo viene rilasciato sulla base delle specifiche ragioni dichiarate dall’istante in sede di richiesta. L’attività di controllo, pertanto, è legittima se strettamente funzionale alla tutela dell’interesse dichiarato, interesse che non può essere modificato nel corso del tempo nemmeno se vengano invocate le altre ragioni legittimanti il controllo stesso ma non dichiarate nell’istanza di autorizzazione. Gli eventuali controlli ispettivi successivi al rilascio del provvedimento autorizzativo, pertanto, dovranno innanzitutto verificare che le modalità di utilizzo degli strumenti di controllo siano assolutamente conformi e coerenti con le finalità dichiarate.

Nei casi in cui le videocamere o fotocamere si attivino esclusivamente con impianto di allarme antintrusione inserito, e quindi esclusivamente al di fuori dell’orario di lavoro, non sussiste alcuna possibilità di controllo “preterintenzionale” sul personale e pertanto il rilascio del provvedimento autorizzativo non richiede l’espletamento della valutazione istruttoria, secondo le modalità di cui  alla nota n. 299 del 28 novembre 2017.

L’accesso alle immagini registrate, sia da remoto che “in loco”, invece, deve essere necessariamente tracciato anche tramite apposite funzionalità che consentano la conservazione dei “log di accesso” per un congruo periodo, non inferiore a sei mesi. In considerazione di ciò, lo stesso INL ha ritenuto che l’utilizzo del sistema della “doppia chiave fisica o logica” non sia più una condizione necessaria nell’ambito dei provvedimenti autorizzativi da rilasciare.

Quanto invece al “perimetro” spaziale di applicazione della disciplina in esame, l’orientamento giurisprudenziale tende ad identificare come luoghi soggetti alla normativa in questione anche quelli esterni dove venga svolta attività lavorativa in modo saltuario o occasionale (ad es. zone di carico e scarico merci). La Corte di Cassazione penale (sent. n. 1490/1986) afferma infatti che l’installazione di una telecamera diretta verso il luogo di lavoro dei propri dipendenti o su spazi dove essi hanno accesso anche occasionalmente, deve essere preventivamente autorizzata da uno specifico accordo con le organizzazioni sindacali ovvero da un provvedimento dell’Ispettorato del lavoro.

Sarebbero invece da escludere dall’applicazione della norma quelle zone esterne estranee alle pertinenze della ditta, come ad es. il suolo pubblico, anche se antistante alle zone di ingresso all’azienda, nelle quali non è prestata attività lavorativa.

Il riconoscimento biometrico, installato sulle macchine con lo scopo di impedire l’utilizzo della macchina a soggetti non autorizzati, necessario per avviare il funzionamento della stessa, può essere considerato uno strumento indispensabile a “…rendere la prestazione lavorativa…” e pertanto si possa prescindere, ai sensi del comma 2 dell’art. 4 della L. n. 300/1970, sia dall’accordo con le rappresentanze sindacali sia dal procedimento amministrativo di carattere autorizzativo previsto dalla legge.

(circolare INL 5/2018 del 19 febbraio 2018)

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2 Dic 2017

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con circolare 299 del 2017 (Prot. 299/2017/RIS del 28 novembre 2017) è intervenuta in tema di utilizzo di videocamere antifurto e altri strumenti di controllo, precisando che la loro presenza nei luoghi di lavoro è consentita laddove non sussista alcuna possibilità di controllo preterintenzionale del personale, pertanto gli ufficio territoriali competenti potranno rilasciare i relativi provvedimenti autorizzativi dell’utilizzo con tempi rapidi, stante “l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria”.

A questa soluzione arriva l’Ispettorato dopo le numerose istanze presentate dalle imprese che intendono procedere all’installazione di impianti di allarme o antifurto dotati anche di videocamere o fotocamere che si attivano, automaticamente, in caso di intrusione da parte di terzi all’interno dei luoghi di lavoro.

L’installazione di tali impianti, finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, prevedendo comunque la presenza di videocamere o fotocamere, rappresenta una fattispecie rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 4 della legge n. 300/1970 ed è soggetta pertanto alla preventiva procedura di accordo con RSA o RSU ovvero all’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro.

Al fine di uniformare l’operatività degli Uffici Territoriali, l’Ispettorato fornisce le indicazioni operative al fine di rendere più celeri le procedure autorizzative connesse a tali particolari impianti. Nel caso in cui le videocamere o fotocamere si attivino esclusivamente con l’impianto di allarme inserito, non sussiste alcuna possibilità di controllo “preterintenzionale” sul personale e pertanto non vi sono motivi ostativi al rilascio del provvedimento. In questi casi, gli Uffici Territoriali potranno rilasciare il provvedimento autorizzativo in tempi assolutamente rapidi stante l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria.

(Fonte INL)

18 Apr 2017

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha aggiornato i modelli per la richiesta di istanza di autorizzazione all’installazione di impianti di videosorveglianza e di sistemi GPS, che comportino anche il controllo a distanza dei lavoratori (art. 4 co. 1 della L. 300/70).

L’art. 4 della Legge n. 300 del 1970 (Statuto dei Lavoratori) stabilisce che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e, a seguito dell’emanazione dell’ultimo decreto attuativo del c.d. “Jobs Act, per la tutela del patrimonio aziendale. Le aziende che intendono installare nei luoghi di lavoro un impianto di videosorveglianza o servirsi di un sistema gps per il controllo di una flotta aziendale, in mancanza di Accordo con la rappresentanza sindacale unitaria o la rappresentanza sindacale aziendale, hanno l’obbligo di munirsi di apposita autorizzazione all’installazione ed all’utilizzo dell’impianto, rilasciata dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente per territorio, previa presentazione di apposita istanza. Le imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione, ovvero in più regioni, possono presentare apposita istanza o alle singole sedi territoriali dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro ovvero alla sede centrale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

I tre modelli, che riguardano gli impianti audiovisivi, le apparecchiature di localizzazione satellitare e gli “altri strumenti di controllo”, sono stati aggiornati nei contenuti al fine di eliminare alcune incongruenze con la normativa di riferimento.

29 Mar 2017

Via libera del Garante privacy all’installazione di un sistema di registrazione audio-video nella sala macchine delle navi Costa Crociere volto a potenziare la sicurezza del viaggio [doc. web n. 6164054]. Il sistema monitorerà incidenti e eventi imprevisti che si possono verificare a bordo con gravi rischi per le persone e per l’ambiente.

La compagnia aveva chiesto all’Autorità Garante la verifica preliminare riguardante il trattamento dei dati personali connesso alla prospettata installazione di “apparecchiature audio-video in specifiche e limitate aree tecniche (c.d. Engine Control Room, vale a dire sala di controllo dell’intero apparato motore della nave) presenti sulle navi da crociera della società.

Il sistema di raccolta di immagini e di registrazioni audio renderà possibile accertare la corretta esecuzione delle procedure e manovre di bordo e soprattutto individuare eventuali azioni correttive a prevenzione dei sinistri. Le registrazioni potranno essere utilizzate anche allo scopo di addestrare i dipendenti.

A tutela del personale, il Garante ha chiesto che qualora la compagnia intenda utilizzare le registrazioni a scopo didattico-formativo dovrà  provvedere ad anonimizzare i dati degli operatori coinvolti, evitandone la ripresa dei volti o mascherandoli, alterando anche le loro voci per renderle irriconoscibili e eliminando qualunque elemento identificativo (nomi, appellativi, riferimenti temporali espliciti, ecc.).

La compagnia, inoltre, dovrà adottare stringenti misure di sicurezza, consentire l’accesso al sistema solo al personale incaricato, al Comandante e al personale del Dipartimento Investigation, munito di credenziali o dispositivi di autenticazione forte  e  tracciare gli accessi.

Le registrazioni saranno conservate in forma cifrata e cancellate irreversibilmente dopo 70 ore.

Costa Crociere, che si è impegnata ad attivare  la procedura prevista dallo Statuto dei lavoratori con un apposito accordo sindacale, dovrà fornire ai lavoratori coinvolti un’idonea informativa secondo le disposizioni del Codice privacy, in modo tale da consentire loro l’esercizio dei diritti (accesso ai dati,  aggiornamento, cancellazione ecc.).

(Fonte Garante Privacy)

25 Mar 2017

Con il parere n. drep/ac/113990 del 7 marzo 2017, il Garante Privacy ha chiarito che un privato che voglia installare un impianto di videosorveglianza ad uso domestico e per fini personali non è tenuto a rispettare particolari accorgimenti in ordine ai tempi di conservazione delle immagini né è tenuto ad esporre cartelli di informativa.

Il Garante Privacy risponde così ad una richiesta di chiarimenti formulata dalla Polizia Municipale di un Comune dopo un sopralluogo condotto per accertamenti di un reato verificatosi su pubblica via ed oggetto di esposto da parte di un cittadino.

Già nel Provvedimento Generale dell’8 aprile 2010, il Garante aveva chiarito che nei casi in cui gli impianti di videosorveglianza vengono utilizzati per fini esclusivamente personali, Trattamento di dati personali per fini esclusivamente personali, la disciplina del Codice Privacy non trova applicazione, dal momento che i dati non sono comunicati sistematicamente a terzi ovvero diffusi. Pensiamo agli strumenti di videosorveglianza idonei ad identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati (videocitofoni ovvero altre apparecchiature che rilevano immagini o suoni, anche tramite registrazione), oltre a sistemi di ripresa installati nei pressi di immobili privati ed all’interno di condomini e loro pertinenze (quali posti auto e box).

Risulta tuttavia necessaria l’adozione di cautele nei confronti di terzi, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.). Pertanto, l’angolo visuale delle riprese deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza (ad esempio antistanti l’accesso alla propria abitazione) escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) ovvero ad ambiti antistanti l’abitazione di altri condomini.

Nel caso in esame del Garante, l’impianto inquadra l’ingresso o il muro perimetrale della proprietà privata. Si raccomanda, comunque che, nel caso di telecamere che riprendono anche aree pubbliche, il titolare dell’impianto dovrà modificare l’angolo visuale o adottare  delle tecniche di oscuramento delle immagini. Diversamente, conclude il parere, scatteranno tutti gli obblighi previsti dal codice privacy configurandosi un trattamento di dati per finalità diverse da quelle esclusivamente personali.

Ricordo in merito alla questione la sentenza della Corte di Giustizia Europea (sentenza C-212/13 dell’11.12.2013):

4 Mar 2017

L’Autorità Garante autorizza l’installazione di un sistema di videosorveglianza cd. intelligente presso il Duomo di Milano.

Il sistema è stato progettato al fine di tutelare il patrimonio religioso, storico e artistico della struttura, riducendo al minimo il pericolo concreto del compimento di eventuali reati, con l’obiettivo allo stesso tempo di garantire la sicurezza dei lavoratori, dei fedeli e dei visitatori del luogo sacro, nonché di venire incontro alle raccomandazioni di “massima allerta” provenienti dalle Istituzioni italiane, anche a seguito di una segnalazione del Federal Bureau of Investigation (FBI) che nel 2015 indicava, tra gli altri, il Duomo di Milano come possibile obiettivo di attacchi terroristici.

A questo si aggiunge il fatto che nell’estate scorsa si sia verificato un episodio che ha evidenziato l’inadeguatezza dei controlli in essere, mettendo in luce la necessità di rafforzare le misure di protezione interna a tutela del sito.

L’impianto sarebbe provvisto di 56 telecamere posizionate all’interno della Chiesa in modo da controllare sia gli accessi, sia l’interno nonché la parte interrata della Cattedrale, distinte tra telecamere “termiche”, telecamere IP e telecamere speed dome.

Le immagini registrate saranno conservate per 90 giorni, quindi oltre i 7 giorni previsti dal Provvedimento generale in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010, e l’accesso sarebbe consentito solamente in caso di evento anomalo o forte sospetto di un suo accadimento da parte di un ristretto numero di persone autorizzate, tramite un sistema di autenticazione.

Per qunto attiene i principi di necessità, proporzionalità, finalità e correttezza posti dal Codice (artt. 3 e 11 del Codice), e il Provvedimento generale in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010, l’impianto è stato giustificato per l’innalzamento del livello di sicurezza, in un sito come il Duomo di Milano, che rappresenta un simbolo sia civile che religioso.

L’installazione delle telecamere cd. intelligente avrebbe l’importante funzione di innalzare i livelli di sicurezza del sito, nonché quella non meno rilevante di tutela del patrimonio artistico della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. In secondo luogo, vanno considerati i concreti rischi esistenti sia in base alle indicazioni ricevute dai Servizi di informazione e sicurezza italiani e stranieri sia sulla base degli eventi di cronaca che conferiscono alla richiesta una effettiva urgenza.

Sarà predisposta specifica cartellonistica prima del raggio d’azione delle telecamere che sarà visibile in ogni condizione di illuminazione ambientale.

infine, per quanto riguarda il controllo a distanza sull’attività lavorativa, non essendo stato possibile raggiungere un accordo con le rappresentanze sindacali, è stata richiesta l’autorizzazione alla Direzione territoriale del lavoro come previsto dall’art. 4, comma 2, della legge n. 300/1970 (così come modificato dall’art. 23 del D.lgs. n. 151/2015).

(Fonte Garante Privacy)

18 Feb 2017

È possibile controllare colf e badanti tramite un impianto di videosorveglianza collocato in un’abitazione privata?

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro risponde alla richiesta di chiarimenti a questa domanda, con nota dell’8 febbraio 2017 prot. n. 1004. Innanzitutto, l’Ispettorato chiarisce che si definisce per lavoro domestico “l’attività lavorativa prestata esclusivamente per le necessità della vita familiare del datore di lavoro (art. 1, legge 339/1958), che ha per oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico diretti al funzionamento della vita familiare”. Tale attività viene svolta nella casa abitata esclusivamente dal datore di lavoro e dalla sua famiglia e non in un’impresa organizzata e strutturata.

La Corte Costituzionale con  sentenza n. 585/1987 ha sottolineato che “per la sua particolare natura” il lavoro domestico si differenzia da ogni altro rapporto di lavoro, “sia in relazione all’oggetto, sia in relazione ai soggetti coinvolti“. L’attività lavorativa non è prestata, quindi, “a favore di un’impresa avente, nella prevalenza dei casi, un sistema di lavoro organizzato in forma plurima e differenziata, con possibilità di ricambio o di sostituzione di soggetti“, ma nell’ambito di un nucleo ristretto e omogeneo, di natura per lo più familiare e risponde alle esigenze tipiche e comuni di ogni famiglia.

In ragione di tali caratteristiche, proprie al rapporto, la Corte Costituzionale aveva già evidenziato la legittimità di una disciplina speciale anche derogatoria ad alcuni aspetti rispetto a quella generale (sentenza n. 27 del 1974).

Il rapporto di lavoro domestico, in considerazione della peculiarità dello stesso, sin dall’origine ha goduto di una regolamentazione specifica, che, per l’appunto, tiene conto delle speciali caratteristiche che contraddistinguono la prestazione lavorativa resa dal lavoratore, l’ambiente lavorativo e, fattore non irrilevante, la particolare natura del soggetto datoriale.

Sulla base di ciò, si legge nella nota, che deve escludersi l’applicabilitàdei limiti e dei divieti di cui all’art. 4 della legge n. 300/1970“, poiché, assieme agli artt 2, 3 e 6, questo costituisce un corpus normativo tipico di una dimensione “produttivistica” dell’attività di impresa.

Questo significa che chi vuole installare un sistema di videosorveglianza all’interno della propria abitazione può farlo dunque senza richiedere una preventiva autorizzazione all’Ispettorato o un preventivo accordo sindacale.

Tuttavia, sottolinea l’Ispettorato, questo non sottrae il datore di lavoro domestico dal rispetto dell’ordinaria disciplina sul trattamento dei dati personali, essendo confermata la tutela del diritto del lavoratore alla riservatezza, garantita dal D.lgs. n.196/2003.

Pertanto sarà necessario informare l’interessato e disporre del consenso preventivo. Nell’ambito domestico, il datore di lavoro, anche nel caso di trattamento di dati riservati per finalità esclusivamente personali, incontrerà i vincoli posti dalla normativa sul trattamento dei dati personali a tutela della riservatezza e in particolare quanto previsto dall’art. 115 D. lgs. 196/2003, “garantire al lavoratore il rispetto della sua personalità e della sua libertà morale“.

15 Feb 2017

Il Consiglio Regionale della Lombardia, nei giorni scorsi, ha approvato una legge per favorire l’installazione degli impianti di videosorveglianza nelle residenze sanitarie assistenziali e nelle strutture per disabili, allo scopo di “prevenire furti e maltrattamenti” a danno degli ospiti.

A tutela della privacy, le immagini saranno criptate e l’accesso sarà possibile solo su autorizzazione messe a disposizione dell’Autorità giudiziaria competente, in caso di avviso e notizia di reato.

Per l’installazione, dovranno essere attuate le procedure previste dal Codice Privacy, D.lgs. 196/03, e Provvedimento in materia di Videosorveglianza, 8 aprile 2010.

Inoltre, i sistemi di videosorveglianza potranno essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali ovvero, laddove queste non siano costituite, dalle rappresentanze sindacali territoriali. In mancanza di accordo, potranno essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

La Regione ha stanziato 1,4 milioni di euro, per l’anno 2017, per compartecipare al 50% delle spese per chi provvede all’installazione.

L’installazione non sarà obbligatoria e non ci saranno incentivi premianti ai fini dell’accreditamento, previsti nella prima versione del testo. I criteri e le modalità per l’assegnazione dei fondi saranno stabiliti dalla Giunta regionale con un apposito regolamento che sarà predisposto entro 90 giorni.

Potranno accedere le strutture accreditate alla data del 31 dicembre 2016 e l’elenco di quelle che si doteranno di sistemi di videosorveglianza sarà pubblicato con evidenza sul sito della Giunta regionale.

Ricordiamo che a livello nazionale c’è una legge, approvata a maggioranza dalla Camera il 19 ottobre 2016, “Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità”, al momento all’esame del Senato.

Legge Regionale 22 febbraio 2017 , n. 2

http://www.consiglio.regione.lombardia.it/

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