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13 Lug 2017

Il Garante della Privacy pubblica una guida con Informazioni utili su selfie e foto, protezione di smartphone e tablet, acquisti on line, uso di app, chat e social network quando si è in vacanza.

  1. Prima regola Non scottarsi! Non tutti vogliono apparire on line, essere riconosciuti o far sapere dove e con chi si trovano durante le ferie estive. Soprattutto se le immagini possono risultare in qualche modo imbarazzanti. Se si postano foto o video in cui compaiono altre persone, è sempre meglio accertarsi prima che queste siano d’accordo, specie se si inseriscono anche dei tag con nomi e cognomi. E’ bene porre particolare attenzione alle foto di minori, per garantire anche il loro diritto alla riservatezza e proteggerli dall’eccessiva esposizione: le immagini pubblicate on line possono infatti finire anche nelle mani di malintenzionati.

2. Geolocalizzati? No, grazie. Per gli amanti della riservatezza che non vogliono far sapere dove sono durante le vacanze estive, il suggerimento è disattivare le opzioni di geolocalizzazione di smartphone e tablet, oltre a quelle dei social network utilizzati.

3. I “social-ladri” non vanno mai in vacanza. Postando sui social network informazioni sulle vacanze si potrebbe far sapere ad eventuali malintenzionati che la propria casa è vuota. Il pericolo aumenta se poi  si scrive per quanto tempo si resterà in ferie o in quali giorni. Il suggerimento è innanzitutto quello di evitare di postare sul web informazioni troppo personali, come ad esempio l’indirizzo di casa o le foto del proprio appartamento.

4. Non dimenticare di mettere la privacy in valigia. E’ bene controllare le impostazioni privacy dei social network utilizzati, limitando la visibilità e la condivisione dei post ai soli amici. Altra buona regola è fare attenzione a non accettare sconosciuti nella cerchia di amicizie on line. In generale, se disponibili, è bene attivare particolari misure di sicurezza come, ad esempio, il controllo degli accessi al proprio profilo social o un codice di sicurezza da ricevere via sms o e-mail nel caso si acceda ai social network da device diversi da quelli abituali. In questo modo è possibile accorgersi in tempo di eventuali accessi abusivi alle proprie pagine social personali e di furti di identità. Durante un viaggio può capitare di utilizzare il pc di un Internet café o una postazione web messa a disposizione dall’albergo per controllare l’e-mail personale o i propri profili social. E’ importante in questi casi ricordare – una volta terminata la consultazione – di fare sempre il logoff dagli account ed evitare di salvare le proprie credenziali nei browser di navigazione.

5. Attenzione ai “pacchi”. E’ bene fare attenzione a eventuali messaggi che contengono offerte straordinarie riguardo viaggi e affitti di case per le vacanze da ottenere,  ad esempio, cliccando su link che richiedono dati personali o bancari. Virus informatici, software spia, ramsonware e phishing possono essere in agguato.

6. App-prova di estate. In vacanza molti utenti di smartphone e tablet scaricano app per giochi, suggerimenti turistici, ecc.. Questi prodotti possono anche nascondere virus o malware (cioè,  software pericolosi). Per proteggersi, buone regole sono: scaricare le app dai market ufficiali; leggere con attenzione le descrizioni delle app (se, ad esempio, nei testi sono presenti errori e imprecisioni, c’è da sospettare);  consultare eventuali recensioni degli altri utenti per verificare se sono segnalati problemi di sicurezza dei dati nell’uso di una determinata app; evitare che i minori possano scaricare app da soli.

7. Per chi non può proprio vivere senza wi-fi. Le connessioni offerte da bar, ristoranti, stabilimenti balneari e hotel potrebbero non essere sufficientemente protette e mettere pc, smartphone e tablet a rischio di intrusioni esterne da parte di malintenzionati a caccia di dati personali. Inoltre, connessioni “infettate” potrebbero veicolare virus e malware, esponendo i dispositivi collegati a diversi rischi, dal phishing al furto di identità. In ogni caso, quando non si è certi del livello di sicurezza della connessione wi-fi, meglio evitare di usare servizi che richiedono credenziali di accesso (ad esempio, alla propria webmail, ai social network, ecc.), fare acquisti on line con la carta di credito o utilizzare il conto on line. Una buona precauzione è disabilitare la funzione di accesso automatico dello smartphone e del pc alle reti wi-fi per poter eventualmente verificare – prima di usarle – se le reti disponibili offrono adeguati standard di sicurezza.

8. Scegliere una protezione alta per non rimanere “scottati”.  Aggiornamenti software costanti e programmi antivirus, magari dotati anche di anti-spyware e anti-spam, possono essere buone precauzioni per evitare furti di dati o violazioni della privacy. E’ bene mantenere aggiornati anche i sistemi operativi di tutti i dispositivi utilizzati per garantirsi una maggiore protezione.

9. Smartphone e tablet pronti a “partire”. Durante le vacanze, può accadere che smartphone e tablet siano smarriti o vengano rubati: è quindi bene seguire alcune accortezze. In generale, è opportuno non conservare dati troppo personali sui device (ad esempio, password o codici bancari) e prendere altre piccole precauzioni, come quella di evitare che i browser e le app memorizzino le credenziali di accesso a siti e servizi (ad esempio, posta elettronica, social network, e-banking). Per proteggere i dati contenuti nei dispositivi, conviene impostare un codice di accesso sicuro e conservare con cura il codice IMEI, che si trova sulla scatola al momento dell’acquisto e che serve a bloccare il dispositivo a distanza. Prima di partire potrebbe inoltre essere utile fare un backup di tutte le informazioni (numeri di telefoni, foto, ecc.) su “chiavette” o hard disk esterni, oppure trasferirle sul cloud. Ovviamente, in quest’ultimo caso, è bene informarsi sulle condizioni contrattuali e sulle garanzie privacy del servizio.

10. Per navigare tranquilli nel mare dei messaggi. Nel periodo estivo si utilizzano molto sms, chat e sistemi di messaggistica. Alcuni messaggi potrebbero però contenere virus, malware o esporre al rischio di spam. E’ quindi sempre bene fare molta attenzione prima di scaricare programmi, aprire eventuali allegati o cliccare su link che possono essere contenuti nel testo o nelle immagini presenti all’interno dei messaggi ricevuti. Si possono poi adottare semplici precauzioni: ad esempio, non rispondere a messaggi provenienti da sconosciuti. Se si usa un pc, si può passare il mouse su un link senza cliccarlo e verificare – in basso a sinistra nel browser – la URL reale al quale si è indirizzati.

Non lasciare a casa il buon senso.  La miglior difesa anche nel periodo delle vacanze è usare con consapevolezza e attenzione le nuove tecnologie e gestire con accortezza i nostri dati personali, ricordando semplici regole che tutti possono mettere in campo.

23 Apr 2017

«Il diritto alla privacy, ma meglio ancora alla protezione dei dati, è un diritto collettivo, alla cui costruzione tutti quanti dobbiamo contribuire». Augusta Iannini, vice presidente dell’Autorità garante per la privacy, lancia un messaggio chiaro alla vigilia dell’incontro organizzato dalla Questura di Brescia nell’Aula Magna del Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Brescia sull’uso consapevole del Web. Anticipando a Bresciaoggi i temi che affronterà nel suo intervento, Iannini sottolinea che la maggior lacuna in tema di privacy è «il non aver compreso che proteggere i propri dati personali non è solo un diritto, ma un compito essenziale che non possiamo eludere  in un’epoca nella quale i dati sono il bene primario, il nuovo vero motore dell’economia, un fondamentale patrimonio per gli Stati».

I giovani sono coloro che si muovono con maggior disinvoltura nel mondo digitale. La confidenza che hanno con internet e i social network è proporzionale alla consapevolezza dei rischi che corrono divulgando fotografie e dati?

«I giovani vivono in costante simbiosi con smartphone e dispositivi mobili. Ma la conoscenza di questi strumenti si ferma all’aspetto  di più immediato utilizzo e soddisfacimento di bisogni. Non sono in grado di rappresentarsi i rischi che possono derivare da un uso disinvolto  delle nuove forme di comunicazione. Una foto che oggi può apparire divertente in un futuro potrebbe creare problemi al momento di cercare un posto di lavoro».

Solitamente si dividono gli utenti tra nativi digitali e immigrati digitali. Ritiene che questi ultimi, che hanno imparato a usare la tecnologia in età adulta, siano più a rischio rispetto ai giovani o maggiormente consapevoli su ciò che va o meno condiviso? Penso ad esempio a molti genitori che pubblicano foto dei figli minorenni…

«L’esperienza del Garante per la privacy dimostra che i genitori sono in larga parte ben poco consapevoli dei rischi di un uso poco attento se non spregiudicato della rete, in particolare dei social media. Un recentissimo intervento dell’Autorità ha riguardato una madre che ha pubblicato su Facebook con alcuni “amici” due sentenze che riportavano non solo il nome della figlia, ma dettagli riguardo al vissuto familiare e a disagi personali della piccola. Il Garante ha fatto rimuovere il post. In altri casi, padri e madri spesso non si rendono conto dei rischi a cui espongono i figli postando le loro foto, magari al mare, o rivelando particolari apparentemente neutri».

In Italia si può affermare ci sia una cultura della privacy solida e diffusa? O ritiene vada costruita?

«Il cammino è a mio avviso ancora lungo. Alcune  ricerche ci spiegano che gli italiani sono realmente preoccupate per la loro privacy, soprattutto di quella online, ma poi non agiscono di conseguenza mettendo in atto comportamenti  a loro tutela e stando attenti a non cedere troppo facilmente i loro dati personali. In genere si preoccupano solo dopo che hanno subito delle violazioni. Delle violazioni che interessano gli altri non si preoccupano. Il che vuol dire che non c’è ancora una cultura della privacy».

Qual è il ruolo del Garante per la protezione dei dati personali nei tempi che stiamo vivendo e cosa può fare, o sta facendo, per sensibilizzare i cittadini?

«Il Garante opera in tanti modi: fissa le regole per un uso corretto dei dati, verifica che le norme del Codice Privacy vengano rispettate, applica sanzioni in caso di violazione, fornisce pareri su alcuni provvedimenti  normativi. Ma svolge da sempre anche una costante azione di sensibilizzazione e di “formazione” dei cittadini attraverso campagne di comunicazione istituzionale e la realizzazione di prodotti divulgativi anche multimediali sui diversi temi di interesse per le persone: dal cloud computing ai social network, dall’uso delle app agli smartphone, dalla sanità alla scuola, dal recupero crediti alla vita condominiale. Un particolare  impegno viene da sempre rivolto dal Garante ai giovani: l’Autorità ha organizzato e continua ad organizzare eventi con le scuole, dedicati in particolare ad un fenomeno grave come il cyberbullismo, e partecipa sempre molto volentieri ad incontri con gli studenti».

Ogni giorno ci muoviamo nel mondo digitale, tra App e social network. Ma il web è davvero così gratuito come sembra?

«Ormai è  chiaro che i social network hanno perso la loro nativa vocazione comunitaria e sono diventate delle imprese che fanno business. Così come è chiaro che la nostra navigazione online rimane tracciata e viene elaborata. Le opinioni che esprimiamo sul nostro profilo social, le abitudini, gli stili di vita, i gusti che riveliamo ogni volta che usiamo un motore di ricerca sono tutte informazioni preziose per costruire i nostri profili di consumatori, di lettori, di spettatori,  perfino elettori. Ogni volta che cediamo dati paghiamo con una parte di noi stessi».

Cyberbullismo e sexting, cosa potrà arginare questi fenomeni che riguardano un numero preoccupante di minorenni?

«La consapevolezza che, una volta online, un post  o un video diventano incontrollabili e possono rimanere per sempre in rete, causando danni irreparabili innanzitutto alla persona offesa, ma anche a chi si è reso colpevole di quel gesto. Le giovani generazioni devono preoccuparsi di quale sarà un giorno la loro reputazione online. Lo stesso discorso vale per il sexting: esporsi in foto hard, scambiare  e condividere un video hot è un gioco pericolosissimo che può avere esiti tragici. Una cosa mi sento di dover ricordare ai ragazzi: l’anonimato in rete non esiste. Se pensano che un nickname possa proteggerli dalle conseguenze di atti irresponsabili sbagliano di grosso».

Paola Buizza Brescia Oggi 20/04/2017
http://www.bresciaoggi.it/territori/citt%C3%A0/un-nickname-non-protegge-dalle-azioni-1.5642513
20 Apr 2017

L’incontro che si terrà a Brescia presso l’Aula Magna della Facoltà di Medicina – inserito nel progetto “Tre Passi Verso la Legalità” – è finalizzato ad elevare il senso civico dei giovani attraverso l’acquisizione di concetti fondamentali di legalità, rispetto del prossimo e fiducia nelle Istituzioni: un nuovo rapporto tra cittadini e Forze di Polizia.

Relatore d’eccezione sarà la Dr.ssa Augusta Iannini, Vice Presidente dell’ Autorità Garante della Privacy.

Interverranno all’evento: il Preside del Dipartimento di Giurisprudenza Prof. Saverio Regasto, il Commissario Capo della Polizia di Stato Rocco Nardulli in servizio presso il Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni della Lombardia, la Dr.ssa Patrizia Meo Consulente della Privacy Coautrice del testo Pensa Per Postare.

Modera: Domenico Geracitano

29 Mar 2017

Sei tu a controllare chi può vedere i contenuti che condividi” su Facebook. Sono le informazioni di base pubblicate nella policy di Facebook. Quando si posta si può decidere a chi sarà visibile, ma un post su Facebook rischia di non essere riservato ai soli “amici”, anche se il profilo è “chiuso”.

Il principio è stato affermato dal Garante privacy in un recente provvedimento [doc. web n. 6163649] con il quale ha ordinato a una donna la rimozione dalla propria pagina Facebook di due sentenze, sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio, in cui erano riportati delicati aspetti di vita familiare che riguardavano anche la figlia minorenne.

L’Autorità – intervenuta  su segnalazione dell’ex marito che lamentava una violazione del diritto alla riservatezza della figlia – ha ritenuto che la divulgazione dei provvedimenti giurisdizionali in questione fosse incompatibile con quanto stabilito dal Codice privacy. Il Codice vieta infatti la pubblicazione “con qualsiasi mezzo” di notizie che consentano l’identificazione di un minore coinvolto in procedimenti giudiziari, nonché la diffusione di informazioni che possano rendere identificabili, anche indirettamente, i minori coinvolti e le parti in procedimenti in materia di famiglia. Secondo il Garante, poi, l’estrema pervasività della divulgazione su Internet aggrava notevolmente la violazione di diritti della persona, in questo caso per giunta minore di età. Non può essere provata infatti, sempre secondo il Garante, la persistente natura chiusa del profilo e la sua accessibilità a un gruppo ristretto di “amici”, perché il profilo è facilmente modificabile, da “chiuso” ad “aperto”, in ogni momento da parte dell’utente. Vi è, inoltre, la possibilità che un “amico” condivida il post con le sentenze sulla propria pagina, rendendolo visibile ad altri iscritti, determinando così una possibile conoscibilità “dinamica“, più o meno ampia, del contenuto che può estendersi potenzialmente a tutti gli iscritti a Facebook.

l’estrema diffusività della divulgazione su internet aggrava notevolmente, rispetto a qualsiasi altro mezzo, la violazione dei diritti dell’interessato (in questo caso peraltro minore), anche perché le eventuali “regole” di privacy possono non essere applicate correttamente dall’utente o aggirate da navigatori esperti;

Nel disporre la rimozione, l’Autorità ha sottolineato infine, che le sentenze consentono di rendere identificabile la bambina nella cerchia di persone che condividono le informazioni “postate” dalla madre sul proprio profilo e contengono dettagli molto delicati, anche inerenti alla sfera sessuale, al vissuto familiare e a disagi personali della piccola.

(Fonte Garante Privacy)

18 Mar 2017
20 Feb 2017

A proposito di privacy. Intervista a Patrizia Meo

Bre Magazine di febbraio 2017 – di Emanuela Serughetti

Oggi più che mai è richiesta un’abdicazione alle proprie convinzioni o alla propria corriva interpretazione del rapporto con i figli e, in generale, del tipo di società in cui viviamo. Ciò che si è imparato fino ad oggi, frutto magari di vecchie scuole di pensiero e di vita, per quanto concerne il rapporto con gli altri, l’idea di socializzazione, di sicurezza e di relazione, è ormai scaduto e al pari di un’applicazione digitale deve essere continuamente aggiornato. Ci sono problematiche che i social networks hanno ultimamente portato alla luce, che vanno letteralmente contro il pelo della vita per come siamo stati abituati a conoscerla.

Leggi l’intero articolo qui BRE – 9 – Febbraio 2017-1

25 Ott 2016
20 Apr 2016

L’Autorità Garante Privacy si è pronunciata nei confronti della società Facebook, a seguito di un ricorso da parte un utente che non aveva ricevuto dal servizio di assistenza della società Facebook, una risposta soddisfacente alla sua istanza presentata ai sensi degli artt. 7 e 8 del Codice in materia di protezione dati personali.

Nel caso in questione, l’utente, titolare di un account Facebook, è stato vittima di attività configuarbili come minacce, tentativo di estorsione, sostituzione di persona e indebita intrusione in sistema informatico da parte di una persona, anch’essa utente Facebook, che dopo aver chiesto ed ottenuto la propria “amicizia”, avrebbe intrattenuto con lo stesso “una corrispondenza telematica inizialmente di carattere confidenziale ma successivamente concludente nei tentativi di reato“.

Infatti, dopo essersi insinuato fra i suoi contatti in modo amichevole e confidenziale, aveva iniziato a ricattarlo richiedendogli con insistenza delle somme di denaro.

Non avendo accettato le richieste di denaro, la persona “amica” avrebbe creato un falso account, utilizzando i suoi dati personali e la fotografia postata sul profilo dell’interessato, dal quale avrebbe inviato a tutti i contatti Facebook dell’interessato fotografie e video artefatti con fotomontaggio (che lo ritraevano “intento in attività sessuali anche con minori“) gravemente lesivi dell’onore e del decoro oltre che dell’immagine pubblica e privata del ricorrente, noto professionista e titolare di una carica istituzionale in ambito locale.

L’interessato aveva immediatamente chiesto a Facebook, tramite il previsto servizio on-line, la rimozione delle false foto/video montaggi a contenuto diffamatorio ricevendo “notizia da terzi che il falso profilo “Facebook” era stato eliminato e che le conversazioni presenti sull’account” di sua effettiva titolarità “erano state oscurate con dicitura di indisponibilità“.

Inoltre, l’interessato aveva provveduto anche ad inviare a Facebook Ireland Ltd. una raccomandata in cui chiedeva:

  1. a) la conferma dell’esistenza e la comunicazione in forma intelligibile di tutti i dati che lo riguardano (informazioni e fotografie) detenuti in relazione ai profili Facebook aperti a suo nome;
  2. b) di conoscere l’origine dei dati, le finalità, le modalità e la logica del trattamento, gli estremi identificativi del titolare e del responsabile, nonché i soggetti o le categorie di soggetti cui i dati sono stati comunicati o che possono venirne a conoscenza;
  3. c) la cancellazione e il blocco del falso account e dei dati, fotografia inclusa, illecitamente inseriti dallo stesso falso account e condivisi nel social nework, oltre all’attestazione che tale operazione è stata portata a conoscenza di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi;
  4. d) e  si è opposto al trattamento dei dati in questione.

Facebook Ireland Ltd. invia in risposta le istruzioni per accedere ai propri dati tramite il servizio “download tool”, una serie di dati non intelligibili perchè indicati con codici, numeri e sigle, e comunque parziali in quanto limitati ai dati relativi all’account Facebook valido del ricorrente e non anche i dati trattati dal falso account e condivisi nel social network. Tramite questo servizio l’interessato ha avuto anche modo di riscontrare come tutte le conversazioni con l’autore del falso account (sia quelle colloquiali che quelle integranti gli asseriti illeciti) non erano state cancellate, nonostante dopo la segnalazione del ricorrente fossero risultate, secondo informazioni ricevute da terzi, indisponibili nel proprio account.

A questo punto, l’interessato si rivolge al Garante Privacy, il quale ai fini della valutazione del caso, si sofferma ad accertare il diritto ad esso applicabile, partendo da un’analisi delle attività rispettivamente svolte da Facebook Italy S.r.l. e da Facebook Ireland Ltd.

Facebook Italy s.r.l., è una società che ha per oggetto “la fornitura di servizi internet e di servizi di vendita, la vendita di spazi pubblicitari on-line, il marketing ed ogni attività connessa“, pur non risultando il trattamento dei dati personali in questione effettuato direttamente dal predetto stabilimento italiano, lo stesso viene comunque svolto “nel contesto delle attività” di Facebook Italy s.r.l. e considerato altresì che le attività delle due società sono “inestricabilmente connesse” poiché l’attività svolta da Facebook Italy s.r.l. è volta a rendere economicamente redditizio il servizio reso da Facebook Ireland Ltd.

Sulla base di questo, il Garante afferma l’applicabilità della legge italiana, e quindi del Codice Privacy e accoglie il ricorso, anche alla luce della direttiva 95/46/EC e delle sentenze della Corte di Giustizia europea “Google Spain” del 13 maggio 2014 e “Weltimmo” del 1 ottobre 2015.

Pertanto, ordina alla società Facebook di comunicare in forma intelligibile al ricorrente tutti i dati che lo riguardano detenuti in relazione ai profili Facebook aperti a suo nome, nonché di fornire all’interessato indicazioni circa le richieste di cui all’art. 7, comma 2, del Codice.

Inoltre, ordina ai gestori di non effettuare, con effetto immediato dalla data di ricezione del presente provvedimento, alcun ulteriore trattamento dei dati riferiti all’interessato, inseriti nel social network dal falso account, con conservazione di quelli finora trattati ai fini della eventuale acquisizione da parte dell’autorità giudiziaria.

(Fonte Garante Privacy)