Tag Archives: cyberbullismo

6 Nov 2017

Il Miur ha pubblicato le Linee di Orientamento per la prevenzione e il contrasto del Cyberbullismo, così come previsto dalla legge n. 71/2017.

Tali linee guida approfondiscono:

  • I profili delle modalità di segnalazione da parte dei minori di situazioni di comportamenti a rischio;
  • le misure di prevenzione e intervento previste dalle scuole, rivolte a studenti e genitori;
  • l’istituto dell’ammonimento.

Modalità di segnalazione di situazioni e/o comportamenti a rischio

Nel caso in cui un minore sia oggetto di atti di cyberbullismo, è prevista la richiesta di oscuramento, rimozione o blocco di qualsiasi dato personale del minore medesimo.

La richiesta è effettuata dal minore di quattordici anni o dal genitore o dall’esercente la responsabilità genitoriale e va inoltrata:

✓ al titolare del trattamento
✓ al gestore del sito internet
✓ al gestore del social media

Se i soggetti responsabili non comunicano di aver preso in carico la segnalazione entro 24 ore dal ricevimento della stessa, l’interessato può rivolgersi, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali.

Il nuovo sistema di Governance

La legge ha introdotto un nuovo sistema di governance costituito dai seguenti attori:

  • Tavolo tecnico centrale (di prossima istituzione), di cui faranno parte
    istituzioni, associazioni, operatori di social networking e della rete internet;
  • Referenti delle istituzioni scolastiche;
  • Figure professionali, altri Enti e istituzioni deputati alla prevenzione e al contrasto del cyberbullismo (assistenti sociali, educatori, operatori della Giustizia minorile).

Le azioni delle scuole rivolte agli studenti e alle loro famiglie

Le scuole hanno il compito di promuovere l’educazione all’uso consapevole della rete internet e l’educazione ai diritti e ai doveri legati all’utilizzo delle tecnologie informatiche.

La succitata educazione è trasversale e può concretizzarsi tramite appositi progetti, aventi carattere di continuità tra i diversi gradi di istruzione ed elaborati singolarmente o in rete, in collaborazione con enti locali, servizi territoriali, organi di polizia, associazioni ed enti.

Nuovi strumenti introdotti dalla L. 71/2017: l’ammonimento

L’ammonimento è uno strumento di prevenzione, volto ad evitare il coinvolgimento del minore, sia quale autore del reato sia quale vittima, in procedimenti penali.

L’istanza di ammonimento nei confronti del minore
ultra-quattordicenne, autore di atti di cyberbullismo, va rivolta  al Questore.

Linee di orientamento

(Fonte orizzontescuola.it)

26 Set 2017
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Piano Formativo Provinciale  2017 Corso codice SOV06 – “Dipendenza dalle nuove tecnologie e cyberbullismo”.

Nell’ambito del P.F.P. 2017 – 2° semestre, la Provincia di Brescia – Servizio alla Persona, insieme a ACB Servizi Srl, è lieta di proporre il corso di formazione di cui all’oggetto, rivolto agli operatori dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari del territorio bresciano.

Iniziativa rivolta agli Operatori socio-sanitari della provincia di Brescia.

Obiettivi: Il corso si prefigge di analizzare i nuovi fenomeni legati alla violenza in rete, con particolare riferimento ai risvolti psicologici e agli strumenti normativi per contrastarli che sono a disposizione degli Operatori.

Destinatari: Amministratori locali, Assistenti sociali e Operatori dei servizi socio-assistenziali, culturali e della pubblica istruzione del territorio bresciano.

Argomenti:
Docente: Jessica Tinini – 28 settembre
Cyberbullismo: quali caratteristiche e come riconoscerlo
Caratteristiche psico-sociali della vittima e del cyberbullo
La comunicazione al tempo del digitale
La vita degli adolescenti in “whatsApp”
Chi sono i “nativi digitali”
Caratteristiche e segnali delle nuove dipendenze tecnologiche

Docenti: Patrizia Meo, Domenico Geracitano – 6 ottobre
La comunicazione attraverso internet e i social
Rischi e opportunità della rete
Identità e privacy
Bullismo e cyberbullismo
Cosa prevede la Legge 71/2017 sul cyberbullismo
Il modello del Garante Privacy per i casi di cyberbullismo

Iscrizioni: ACB Servizi tel: 030-220011

13 Set 2017

Soro, Garante della privacy: la legge sul cyberbullismo è stato un passo in avanti

Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(Di Gigi Di Fiore, Il Mattino, 12 settembre 2017)

Da cinque anni presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro ha visto aumentare nel tempo le richieste di intervento sulla Rete.

Presidente, in Rete aumentano le violazioni della privacy e i comportamenti sanzionabili?
“La società digitale è diventata ormai luogo di conflitto tra libertà e responsabilità”.

Un conflitto da conseguenze drammatiche, come dimostra l’ultima vicenda nel Napoletano?
“Già, questo episodio è un altro esempio di cattivo uso della Rete, per la scarsa consapevolezza dello strumento che si usa. Molti, soprattutto tra i più giovani ma non solo, presumono che la dimensione digitale sia virtuale, che in Rete si giochi lontano dalla vita reale”.

Video e frasi possono avere effetti psicologici devastanti.
“Sicuramente. Nel mondo virtuale cadono remore e vincoli psicologici. Si usa un linguaggio più violento, nell’illusione di vivere in un altro mondo fuori dalla realtà e che ci si possa proteggere dietro l’anonimato”.

I danni in Rete sono rimovibili?
“Bisognerebbe far capire che il danno digitale è permanente, non si cancella e può raggiungere ogni parte del mondo. Purtroppo, è una consapevolezza che manca in gran parte degli utenti della Rete. Si può far rimuovere un post da un sito, ma prima che ciò avvenga c’è già stato un effetto moltiplicatore con riproduzioni, condivisioni, diffusioni in altri siti e su altri strumenti digitali”.

Le norme penali sanzionano poco e male chi distrugge la reputazione altrui?
“I reati commessi on-line hanno lo stesso trattamento di quelli commessi off-line. L’interpretazione della fattispecie di volta in volta applicabile spetta al magistrato”.

Le sanzioni penali applicabili sono risibili e i reati sottovalutati?
“La Rete viaggia a velocità che le norme non riescono a sostenere. L’effetto moltiplicatore, legato alla tecnologia, non può essere seguito, nella sua velocità, da meccanismi penali che hanno i loro tempi”.

Bisogna arrendersi a uno strumento più forte di ogni possibile sanzione?
“Bisogna capire che spesso, nei casi di reati commessi on-line da minori in danno di altri minori, vittima e autore sono legati da una stessa fragilità e scarsa conoscenza dello strumento Rete. La legge sul cyberbullismo ha fatto i primi passi in avanti. È stato introdotto lo strumento dell’ammonimento, c’è una procedura specifica per ricorrere al Garante in tempi brevissimi”.

I gestori della Rete rispettano le vostre richieste?
“Negli ultimi tempi, aumenta la responsabilizzazione dei grandi gestori della Rete più disposti a collaborare. Il problema resta invece con i piccoli siti e i gestori non identificabili. Questo conferma che la Rete è un’enorme prateria”.

Come difendersi, allora?
“Sono sempre più convinto che la prima arma, per evitare conseguenze drammatiche come quelle vissute dalla povera Tiziana Cantone, sia una maggiore educazione all’uso della Rete. Dovrebbe essere una nuova forma di educazione civica, che famiglie e scuola dovrebbero insegnare”.

Instagram è oggi uno dei social più utilizzati dai giovani: le storie che si distruggono in due giorni sono una tutela maggiore?
“I gestori hanno inventato canali di permanenza a tempo, con intento positivo. Il rischio di essere al centro di offese però resta. In quel lasso di tempo, la violazione può ugualmente raggiungere milioni di persone. È per questo che bisogna investire sull’educazione all’uso responsabile della Rete, come pure prevede la legge sul cyberbullismo, sia pure in forme ancora da valorizzare”.

In che modo?
“Cominciando dalla prima elementare e in famiglia. Il gestore di una strada è responsabile della manutenzione dei semafori, ma la famiglia deve educare i figli su come attraversare la strada per evitare rischi. Così dovrebbe essere anche in Rete”.

 

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Cyberbullismo, il Garante Privacy pubblica il modello di segnalazione/reclamo

Progetto Cyberbullismo

28 Ago 2017

Il Garante Privacy ha pubblicato sul sito web una sintesi della Legge 71/2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” e il modulo per la denuncia di cyberbullismo.

La Legge 71/2017 prevede che in caso di offesa il minore che ha compiuto 14 anni, oppure chi esercita la responsabilità genitoriale, può inoltrare un’istanza al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social network per la rimozione dei dati (foto, video, post sui social, ect). Il minore potrà chiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco di contenuti a loro riferiti e diffusi in rete. La richiesta dovrà essere presa in carico dal sito o dal social network nei tempi previsti dalla legge. In caso contrario, ci si potrà rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali che dovrà provvedere alla segnalazione entro 48 ore.

Il modulo è disponibile sul sito del Garante Privacy Modello per la segnalazione reclamo in materia di cyberbullismo   e dovrà essere inviato all’indirizzo mail: cyberbullismo@gpdp.it

Che cosa si intende per «cyberbullismo»? Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali realizzati, per via telematica, a danno di minori, nonché la diffusione di contenuti online riguardanti uno o più componenti della famiglia di un minore con lo scopo di isolarlo, attaccarlo o metterlo in ridicolo.

17 Mag 2017

Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo“, ecco la prima definizione di cyberbullismo.

La Camera dei deputati, nella seduta del 17 maggio 2017, ha approvato in via definitiva e senza ulteriori modifiche  la proposta di legge, volta alla prevenzione e al contrasto del fenomeno del cyberbullismo, con 432 favorevoli e 1 solo astenuto.

Il provvedimento introduce per la prima volta nell’ordinamento legislativo la definizione stessa di cyberbullismo, dà la possibilità anche ai minori, dai 14 anni in su, di denunciare una violenza subita per via telematica (al di sotto di questa soglia, sarà necessario l’intervento dei genitori) e riserva fondi e un tavolo tecnico governativo alla lotta e prevenzione del fenomeno.

E’ prevista la designazione, in ogni istituto scolastico, di un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il cyberbullismo che dovrà collaborare con le Forze di polizia, e con le associazioni e con i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio.

Viene applicata la disciplina sull‘ammonimento del questore, mutuata da quella dello stalking, anche al cyberbullismo: fino a quando non sia stata proposta querela o presentata denuncia per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali commessi, mediante Internet, da minorenni ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, il questore – assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti – potrà convocare il minore responsabile (insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale), ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Il Presidente dell’Autorità Garante Privacy, Antonello Soro ha dichiarato: “L’approvazione definitiva del ddl sul cyberbullismo è un risultato importante e atteso da tempo. Particolarmente positiva è la scelta di coniugare approccio preventivo e riparatorio, grazie alla promozione dell’educazione digitale e alla specifica procedura di rimozione dei contenuti lesivi della dignità del minore.

L’Autorità si impegnerà a svolgere – con la responsabilità che a tale alto compito si addice – l’importante funzione di garanzia assegnatale dalla legge anche in questo contesto. E’ infatti fondamentale garantire la tutela di una generazione tanto più iperconnessa quanto più fragile, se non adeguatamente responsabilizzata rispetto all’uso della rete.

Confidiamo che ai nuovi compiti corrispondano nuove indispensabili risorse umane“.

23 Apr 2017

«Il diritto alla privacy, ma meglio ancora alla protezione dei dati, è un diritto collettivo, alla cui costruzione tutti quanti dobbiamo contribuire». Augusta Iannini, vice presidente dell’Autorità garante per la privacy, lancia un messaggio chiaro alla vigilia dell’incontro organizzato dalla Questura di Brescia nell’Aula Magna del Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Brescia sull’uso consapevole del Web. Anticipando a Bresciaoggi i temi che affronterà nel suo intervento, Iannini sottolinea che la maggior lacuna in tema di privacy è «il non aver compreso che proteggere i propri dati personali non è solo un diritto, ma un compito essenziale che non possiamo eludere  in un’epoca nella quale i dati sono il bene primario, il nuovo vero motore dell’economia, un fondamentale patrimonio per gli Stati».

I giovani sono coloro che si muovono con maggior disinvoltura nel mondo digitale. La confidenza che hanno con internet e i social network è proporzionale alla consapevolezza dei rischi che corrono divulgando fotografie e dati?

«I giovani vivono in costante simbiosi con smartphone e dispositivi mobili. Ma la conoscenza di questi strumenti si ferma all’aspetto  di più immediato utilizzo e soddisfacimento di bisogni. Non sono in grado di rappresentarsi i rischi che possono derivare da un uso disinvolto  delle nuove forme di comunicazione. Una foto che oggi può apparire divertente in un futuro potrebbe creare problemi al momento di cercare un posto di lavoro».

Solitamente si dividono gli utenti tra nativi digitali e immigrati digitali. Ritiene che questi ultimi, che hanno imparato a usare la tecnologia in età adulta, siano più a rischio rispetto ai giovani o maggiormente consapevoli su ciò che va o meno condiviso? Penso ad esempio a molti genitori che pubblicano foto dei figli minorenni…

«L’esperienza del Garante per la privacy dimostra che i genitori sono in larga parte ben poco consapevoli dei rischi di un uso poco attento se non spregiudicato della rete, in particolare dei social media. Un recentissimo intervento dell’Autorità ha riguardato una madre che ha pubblicato su Facebook con alcuni “amici” due sentenze che riportavano non solo il nome della figlia, ma dettagli riguardo al vissuto familiare e a disagi personali della piccola. Il Garante ha fatto rimuovere il post. In altri casi, padri e madri spesso non si rendono conto dei rischi a cui espongono i figli postando le loro foto, magari al mare, o rivelando particolari apparentemente neutri».

In Italia si può affermare ci sia una cultura della privacy solida e diffusa? O ritiene vada costruita?

«Il cammino è a mio avviso ancora lungo. Alcune  ricerche ci spiegano che gli italiani sono realmente preoccupate per la loro privacy, soprattutto di quella online, ma poi non agiscono di conseguenza mettendo in atto comportamenti  a loro tutela e stando attenti a non cedere troppo facilmente i loro dati personali. In genere si preoccupano solo dopo che hanno subito delle violazioni. Delle violazioni che interessano gli altri non si preoccupano. Il che vuol dire che non c’è ancora una cultura della privacy».

Qual è il ruolo del Garante per la protezione dei dati personali nei tempi che stiamo vivendo e cosa può fare, o sta facendo, per sensibilizzare i cittadini?

«Il Garante opera in tanti modi: fissa le regole per un uso corretto dei dati, verifica che le norme del Codice Privacy vengano rispettate, applica sanzioni in caso di violazione, fornisce pareri su alcuni provvedimenti  normativi. Ma svolge da sempre anche una costante azione di sensibilizzazione e di “formazione” dei cittadini attraverso campagne di comunicazione istituzionale e la realizzazione di prodotti divulgativi anche multimediali sui diversi temi di interesse per le persone: dal cloud computing ai social network, dall’uso delle app agli smartphone, dalla sanità alla scuola, dal recupero crediti alla vita condominiale. Un particolare  impegno viene da sempre rivolto dal Garante ai giovani: l’Autorità ha organizzato e continua ad organizzare eventi con le scuole, dedicati in particolare ad un fenomeno grave come il cyberbullismo, e partecipa sempre molto volentieri ad incontri con gli studenti».

Ogni giorno ci muoviamo nel mondo digitale, tra App e social network. Ma il web è davvero così gratuito come sembra?

«Ormai è  chiaro che i social network hanno perso la loro nativa vocazione comunitaria e sono diventate delle imprese che fanno business. Così come è chiaro che la nostra navigazione online rimane tracciata e viene elaborata. Le opinioni che esprimiamo sul nostro profilo social, le abitudini, gli stili di vita, i gusti che riveliamo ogni volta che usiamo un motore di ricerca sono tutte informazioni preziose per costruire i nostri profili di consumatori, di lettori, di spettatori,  perfino elettori. Ogni volta che cediamo dati paghiamo con una parte di noi stessi».

Cyberbullismo e sexting, cosa potrà arginare questi fenomeni che riguardano un numero preoccupante di minorenni?

«La consapevolezza che, una volta online, un post  o un video diventano incontrollabili e possono rimanere per sempre in rete, causando danni irreparabili innanzitutto alla persona offesa, ma anche a chi si è reso colpevole di quel gesto. Le giovani generazioni devono preoccuparsi di quale sarà un giorno la loro reputazione online. Lo stesso discorso vale per il sexting: esporsi in foto hard, scambiare  e condividere un video hot è un gioco pericolosissimo che può avere esiti tragici. Una cosa mi sento di dover ricordare ai ragazzi: l’anonimato in rete non esiste. Se pensano che un nickname possa proteggerli dalle conseguenze di atti irresponsabili sbagliano di grosso».

Paola Buizza Brescia Oggi 20/04/2017
http://www.bresciaoggi.it/territori/citt%C3%A0/un-nickname-non-protegge-dalle-azioni-1.5642513
20 Apr 2017

L’incontro che si terrà a Brescia presso l’Aula Magna della Facoltà di Medicina – inserito nel progetto “Tre Passi Verso la Legalità” – è finalizzato ad elevare il senso civico dei giovani attraverso l’acquisizione di concetti fondamentali di legalità, rispetto del prossimo e fiducia nelle Istituzioni: un nuovo rapporto tra cittadini e Forze di Polizia.

Relatore d’eccezione sarà la Dr.ssa Augusta Iannini, Vice Presidente dell’ Autorità Garante della Privacy.

Interverranno all’evento: il Preside del Dipartimento di Giurisprudenza Prof. Saverio Regasto, il Commissario Capo della Polizia di Stato Rocco Nardulli in servizio presso il Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni della Lombardia, la Dr.ssa Patrizia Meo Consulente della Privacy Coautrice del testo Pensa Per Postare.

Modera: Domenico Geracitano

18 Mar 2017
28 Feb 2017

16 marzo Aula Magna scuola di Mocassina, Calvagese (BS) ore 20.30

Comune di Calvagese in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Bedizzole (BS)

Incontro con i genitori e la Dott.ssa Patrizia Meo.

Durante l’incontro parleremo dei rischi e dei vantaggi delle nuove tecnologie, dell’utilizzo dei social network e di internet.

25 Gen 2017

 

26 gennaio Scuola Primaria di secondo grado, Roè Volciano (BS) ore 20.30

Incontro con i genitori e la Dott.ssa Patrizia Meo.

Durante l’incontro parleremo dei rischi e dei vantaggi delle nuove tecnologie, dell’utilizzo dei social network e di internet.

 

 

 

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